Nell’Egitto di Al-Sisi

Ci sono alcune storie che vanno disegnate con mano leggera, per tante ragioni. Non sono storie chiare, con il bianco e il nero netti e precisi, ma sono piene di sfumature che non permettono di capire dove inizia il bene e dove finisce il male. Storie che riguardano vite che non conosciamo e sensibilità che saranno toccate dal modo in cui le raccontiamo. E quindi bisogna raccontarle piano. Ho seguito la vicenda di Giulio Regeni fin dall’inizio, comodamente seduto alla mia scrivania, matita e penna in mano, dalla finestra del mio pc: Al-Sisi il dittatore col cappellone e gli sgherri col manganello, l’Egitto un luogo che avrebbe anche potuto non esistere nella realtà. Verso Febbraio una mia vignetta su Al-Sisi è stata esposta a una manifestazione organizzata dagli studenti delle American University del Cairo: in quel momento ho avuto l’impressione che il mio premere tasti al computer e tracciare linee su un foglio potesse ripercuotersi migliaia di km più in là, in un mondo reale, in un paese vero, su persone concrete. Ho iniziato a programmare un viaggio al Cairo, sempre posticipato tra paure, allarmi ed “è meglio lasciar perdere”. Poi sono partito.

Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante.

Voglio ringraziare le persone che mi hanno aiutato, non farò i nomi per non dimenticare nessuno ma sono state molte e ognuna a suo modo. E un grazie a tutti gli amici e lettori che mi hanno scritto dopo aver letto il reportage su Il Fatto Quotidiano domenica scorsa, per farmi complimenti, esprimere perplessità, darmi il loro parere, farmi notare dei punti incerti, chiedermi informazioni.
Voglio ringraziare per quella telefonata che ha sciolto ogni dubbio rispetto a quale potesse essere stato il risultato e l’impatto di queste due pagine su un tema tanto difficile, l’unica telefonata che potesse farmi capire che davvero aveva un senso farlo e che forse era stato fatto nel modo giusto. Sempre perfettibile, ma giusto. E grazie a chi mi ha fatto capire che a volte si arriva a un punto in cui non possiamo cambiare le cose in alcun modo, ma solo aspettare che le cose cambino. Che è poi la tragedia o la fortuna di questa vita: cambia continuamente.

Beh, buona lettura e benvenuti al Cairo.

 

pauraegitto_scorporato2egitto_scorporato3egitto_scorporato4egitto_scorporato5egitto_scorporato6egitto_scorporato7egitto_scorporato8egitto_scorporato9egitto_scorporato10egitto_scorporato11egitto_scorporato12egitto_scorporato13egitto_scorporato14egitto_scorporato15egitto_scorporato16egitto_scorporato17egitto_scorporato18egitto_scorporato19egitto_scorporato20egitto_scorporato21

 

Qualche Extra

Chiaramente non ho potuto raccontare tutto quello che avrei voluto, quello che è successo ho spesso dovuto zipparlo. Quindi una veloce fotogallery per commentare i vari momenti disegnati nelle due pagine.

L’ingresso in Egitto

Sono entrato con visto turistico (anziché giornalistico, sennò ciao) al costo di 25 euro (più o meno). Le info reperite in rete prima del viaggio erano incerte. Nel 2015 la procedura del visto in aeroporto era stata abrogata ed era possibile entrare nel paese – anche solo per turismo – soltanto ottenendo il visto in ambasciata. Poi questa nuova normativa è stata a sua volta abrogata – da quanto ho capito – o comunque rimandata a data da destinarsi. Fatto sta che si può prendere il visto in aeroporto e punto. Accanto a me, in aereo, c’erano un ragazzo italiano – architetto – che stava lavorando a un progetto di non so che scultura sul Mar Rosso. E un ingegnere olandese che viaggiava per lavoro e che mi ha aiutato a compilare il modulo per il visto perchè sono scapace. Altri italiani erano lì per lavoro e alla loro prima volta in Egitto, quindi inutili per avere informazioni.

Il volo egyptair
image

Sono tornato dall’Egitto, come si vede nel tagliandino che accompagna il titolo del reportage, la sera del 18 maggio. Quella notte è precipitato il volo Parigi-Cairo per cause ancora non chiarite ma che di certo non invogliano i turisti a visitare l’Egitto.

La polizia

La polizia era effettivamente ovunque. Una mattina, la mattina del 18 maggio, la città era un viavai di sirene e camionette della polizia. Non ho capito il perchè (figurarsi se capisco qualcosa). So solo che cambiavo continuamente via e me le ritrovavo sempre davanti. Queste camionette trasportavano prigionieri e ne ho viste molte in diversi punti dalle parti di Bab El-Shaaria. Con molta discrezione, e fingendo di telefonare, ho scattato una foto (le camionette sono due: una grigia superblindata e una verde, nell’angolo in basso a destra)

IMG_3128 (1)

Il Mogamma

image

E’ l’enorme edificio che si vede nel mio selfie di Piazza Tahrir (ed è anche la ragione di quel selfie). Volevo fotografare questo enorme palazzone governativo dove lavorano circa 20.000 persone ed è davvero impressionante. Se dovessi ambientare un racconto di Kafka, lo ambienterei lì dentro.

I graffiti in via mohammed mahmoud

La principale ragione per la quale volevo visitare il Cairo. Qualcosa è rimasto. Ma non sono quelli che cercavo.

Questo è un fotoconfronto tra la foto da me scattata in via mohammed mahmoud e quella che vari siti (da Ansa a Repubblica passando per Vice) raccontavano come “il muro con il volto di Giulio” (insieme a quella di Berlino) Come si vede: niente volto nè altro (nè è un muro ritinteggiato). Era chiaro che fosse semplice photoshop ma tentar non nuoce.

regeni2

 

Le piramidi

Visitare le piramidi in perfetta solitudine è un’esperienza che in questo momento storico l’Egitto permette di vivere con estrema facilità. Ciononostante ho comunque beccato quello che si fa la foto buffa con la sfinge.

IMG_2918

I datteri

Non è vero, non ho comprato quei maledetti datteri della dannata nonnina. Ho invece comprato un po’ di giornali pieni di Al-Sisi. I titoli (tradotti da Reham) suonano tipo “Chi complotta contro il presidente?“.

IMG_3150

Le modifiche

Il tempo per lavorare a due pagine così è sempre molto ristretto, non hai tempo per metabolizzare o riflettere. (Anche se rispetto alle due pagine su Bruxelles, che ho iniziato e chiuso in 24 ore, questa è stata una crociera). Tante cose avrei voluto cambiarle, e in effetti una differenza tra le tavole pubblicate da Il Fatto domenica scorsa e queste online c’è: qualcuno la trova? La scriverò (e la spiegheró) nei commenti.

E visto che siete arrivati fin qua, vi premio con una mia foto in piscina. Non avendo il costume ho fatto il bagno come insegna Tony Tammaro nella nota canzone “il rock dei tamarri“.

image

18 thoughts on “Nell’Egitto di Al-Sisi

  1. Pingback: Reportage da Il Cairo

  2. Pingback: Reportage da Il Cairo | Rosso di Sera

  3. Ciao Nat
    Non so se la tua amica abbia ragione.
    Non so se “al sisi sia una risposta obbligata ad un problema complesso”…

    So che il tuo reportage invece era facoltativo; a me lascia un senso di incompiutezza, di risposte lasciate in sospeso, con un’unica certezza: assai meno turisti nonostante (o anche perchè) la città sia blindata, massicciamente presidiata da sbirri di ogni risma.

    Ma forse (anche) i contenuti della tua striscia restano forzatamente nel vago, a fronte di problemi maledettamente complessi.

    Resta comunque apprezzabilissimo e meritorio il tentativo.
    Con stima.

    Liked by 1 persona

      • l’ho infatti scritto in apertura:
        “Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante”.

        Liked by 1 persona

  4. Sapevo che il coraggio non ti manca e l’istinto di “indagatore” è nel tuo DNA. Quel che mi lascia interdetto è il reportage nel punto saliente: chi era la “nonnina maledetta”?

    Mi piace

  5. Io invece ho apprezzato il tuo coraggio. Con la storia della vignetta ( e che vignetta!!!) esposta all universita’ magari un altro si sarebbe ben guardato dal rischiare. Hai reso il clima che si vive con le foto rubate. I tuoi reportage sono meravigliosi. Continua così.
    P.s non ti pagano abbastanza al fatto per un costume da bagno? Con la mutanda….ma dai ?!?!

    Mi piace

  6. Caro Nat, di Egitto non hai capito una mazza, com’era logico standoci pochi giorni. Apprezzo l’onesta’ di dirlo, o farlo capire, apertamente. Sarebbe stato piu’ facile e redditizio fare una facile tirata propagandistica contro il regime, grazie per avercela risparmiata.

    Mi piace

  7. Vivo in Egitto da 17 anni e credo invece che tu abbia percepito molto …Intanto condivido l’opinione della tua amica Reham :.Al Sissi non e’ la soluzione ottimale,ma l’unica possibile al momento attuale.E si ,la maggior parte degli Egiziani e’ stanca,vuole solo vivere serenamente e con dignita’..Chi non supporta Al Sissi appartiene a 2 categorie:i giovani ( la maggior parte universitari ) che ovviamente sognano uno stato piu’ libero e guardano ai modelli occidentali con invidia e speranza (come se da noi ci fosse liberta’…te lo fanno solo credere..) e uno minoranza di fuori di testa integralisti che sono poi la ragione per la quale c’e’ cosi’ tanta polizia in giro e sistemi di “controllo” cosi’ poco ortodossi…Traspare inoltre dal tuo reportage come molte notizie vengano “rimaneggiate” e riferite in Europa in modi che dimostrano una certa volonta’ a danneggiare questo paese…P.s. Il mogamma e’ una bolgia infernale da cui vieni risputato dopo giorni e giorni fra un ufficio e un altro..e un attore egiziano (Adel Imam) ci ha fatto pure un film divertentissimo e famosissimo.. 😉

    Mi piace

  8. Innanzitutto complimenti, soprattutto per la foto in piscina! (Scherzo!) Poi avrei una domanda, la cui risposta è probabilmente scontata: non hai “sentito” niente riguardo Giulio Regeni e la sua storia durante i giorni passati lì? Immagino di no. Del resto, sarebbe stato troppo pericoloso chiedere qualcosa.

    Mi piace

  9. Io vivo in egitto. Mi dispiace rovinare la festa ma queste camionnette non trasportano priggioneri. Trasportano le reclute che stanno diguardia davanti le ambasciate ed altri palazzi governativi. I polizzotti in bianco sono tutti vigili. Forse non hai capito niente ma almeno potevi tentare!

    Mi piace

  10. Pingback: INTERVISTA A MARIO NATANGELO: ” COSA SI PROVA NELL’EGITTO POST REGENI” – MetisMagazine.COM

beh?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...