La mia vergogna

Non mi sono espresso sull’ultima questione sollevata dalla vignetta Charlie Hebdo, reputandola una questione stupida e discussa in modo stupido perlopiù da stupidi. Ma gli amici di c4comic mi hanno chiesto un parere – suppongo in quanto stupido esperto – insieme a Daniele Fabbri e Nebo quindi ho risposto a tre domande. Qui di seguito le mie risposte mentre per leggere tutto l’articolo potete andare a questo link

Charlie Hebdo vignetta valanga

C4: Due anni fa tutti Charlie, oggi tutti indignati. Qual è la tua opinione su Charlie Hebdo e sulle reazioni che ha suscitato nel nostro Paese?

Mario Natangelo: Io mi vergogno delle cose che ho letto su Charlie Hebdo: non posso dirlo in altro modo, solo vergogna, ed è la cosa più brutta da provare. Ed è una vergogna così profonda che ti passa anche solo la voglia di esternarla. Però non mi stupisce: per come intendo io il mio lavoro, Charlie Hebdo è sempre stato il mio mito, la mia Sorbonne, la mia Accademia di Svezia personale. Loro fanno satira, punto e basta, e più sono odiati più gli voglio bene.

C4: Sembra che l’Italia abbia grosse difficoltà nel riuscire a comprendere il black humour e un certo tipo di satira, ma soprattutto ad accettarli. Credi sia un problema culturale?

Mario Natangelo: In Italia abbiamo Crozza. Oppure i vignettisti mosci, pensosi, da cabaret, quelli con i mille distinguo. Né è satira la mia, la vignetta di ogni giorno, che prende il giro il presidente di turno: la satira è solo un guizzo, raro, e chiede tanto coraggio perché sguazza nella merda e chiede di farsi odiare. Detestare. A volte mi è riuscita, voglio sperare. Il più delle volte ho tirato la palla sulla traversa. La Francia è molto più avvezza a questo tipo di linguaggio e per questo Charlie prende di mira gli italiani: la reazione di questa massa di pecore è proprio il carburante del lavoro satirico.

C4: Non è mai corretto ridurre tutto a un aforisma, ma quando si parla di limiti della satira penso sempre a Pierre Desproges: “Si può ridere di tutto, ma non con tutti”. Sei d’accordo?

Mario Natangelo: Non so se la satira abbia limiti, di sicuro non lo hanno l’idiozia e l’ignoranza. Io mi vergogno profondamente di chi oggi inneggia all’Isis, di Fiorello che dice “pezzi di merda”, del sindaco di Amatrice che senza ormai alcun senso del ridicolo si preoccupa di invitare i disegnatori a fare controvignette per la vignetta della morte che scia. Del comune di Amatrice che a pochi giorni dal dramma querela un settimanale satirico oltre le alpi (come sta andando quella querela, signor sindaco?). E lo stesso ha fatto adesso il comune di Farindola: che vergogna profonda. Ecco, sono queste le persone con le quali non mi interessa ridere. Tutti hanno diritto alla critica, all’invettiva, anche all’offesa: a noi altri non resta che vergognarcene. Loro sono Ghisberto, il vignettista “risposta italiana a Charlie Hebdo”, che può essere giudicato dai suoi disegni. Io preferisco restare Charlie.

5 thoughts on “La mia vergogna

  1. Bene Nat, purtroppo si sta perdendo sempre più, grazie a servi sciocchi e ignoranti che hanno zero cultura, la funzione dell’antica arte satirica, magistrale nei tempi arcaici greci e poi latini ( inutile rammentare il nome, tra i tanti, per esempio di Marziale, probabilmente si penserebbe a qualche marcetta musicale).
    Ma grazie a coraggiosi come quei di Charlie, e insieme a loro anche tu, possiamo sperare che questa sacrosanta funzione della satira continui a vivere.

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    • Interessante, ero venuto qui proprio per commentare quella frase. Anch’io mi vergogno della stupidita’ di chi se la prende a morte per una vignetta, fra l’altro neppure particolarmente crudele, e il gusto di provocare una reazione scomposta nel popolo imbecille. E pero’, volevo far notare, provocare una reazione scomposta nel popolo imbecille non e’ una definizione di satira. E’ una definizione di trolling: “a troll (/ˈtroʊl/, /ˈtrɒl/) is a person who sows discord on the Internet by starting arguments or upsetting people, by posting inflammatory, extraneous, or off-topic messages in an online community […] with the intent of provoking readers into an emotional response […] often for the troll’s amusement”. (da Wikipedia, mi sembra una buona definizione). La satira e’, in buona parte, qualcos’altro. (E per carita’, dato che ci siamo, evitiamo anche quella baggianata che la satira sia farsi beffe del potere: il potere e’ sempre qualcun altro, cosi’ e’ troppo comodo…)

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  2. Pingback: Sì, mi vergogno | natangelo

beh?

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