C’era una volta il terremoto – un reportage 

La notte del 24 agosto mezza italia é stata svegliata da un terremoto che ha scosso il centro italia, travolgendo e distruggendo paesi come  amatrice, arquata e accumoli. I morti sono stati circa 290, non so quante migliaia gli sfollati. 

Qualche giorno dopo il sisma sono andato in quei posti. Non è stato facile, proprio no. Sono stato in Ungheria con i migranti o in Egitto a cercare Regeni, ma niente é stato difficile come questo lavoro qui, che era dietro casa. E anche se il risultato é solo una tagliente battuta di sei parole oppure pagine di riflessioni, il lavoro che c’è dietro é lo stesso. Ed é stato interessante toccare ancora una volta con mano la realtà, una materia vibrante e purtroppo spesso sanguinosa con la quale i media lavorano, e quindi anche noi vignettisti. Perché la satira é un modo di raccontare la realtà,  ha suoi codici, un suo linguaggio ma, soprattutto, un suo carattere. Al quale non può rinunciare e che si irrigidisce di più quanto più viene attaccata e criticata.

Ho preparato questo reportage dopo la pubblicazione della mia vignetta “disgustosa” con la morte che si scusa perché aveva solo chiesto un’amatriciana ed é stata, per me, anche un’occasione per riflettere sul modo in cui IO posso fare satira (ciascun autore ha la sua sensibilità e a differenza loro io non me la sento di giudicarli per il loro lavoro, almeno non su un terreno così insanguinato come questo della morale e dei morti. Anche se alcuni lo meriterebbero). Ho scelto un tono per queste due pagine che mi é stato ispirato dai posti che ho visto e le persone con le quali ho parlato. Ho visto sorrisi, tanta solidarietà, ed é stato bello. Tutto questo mentre tramite social ricevevo – in nome del rispetto per i terremotati e le vittime del terremoto – inviti a morire per me e la mia famiglia e giravano mie foto con qualsiasi minaccia appiccicata sopra. É stato interessante.

Il reportage é stato pubblicato prima che uscissero le vignette di Charlie e per questo non ce n’é menzione. Ma il dibattito scaturito dai francesi -l’ho già detto e ribadisco anche adesso che per me loro hanno fatto bene –  ha solo confermato, nella mia idea, l’opportunità di lavorare a un reportage delicato come questo, che fosse satirico ma anche una riflessione sulla MIA forma di fare satira. E voglio chiudere ringraziando il mio giornale (Il Fatto Quotidiano, per chi passasse di qui per caso). Per aver pubblicato una mia vignetta che anche a molti colleghi non piaceva. E per avermi chiesto e dato altre due pagine per continuare a dire la mia. E poi ringraziotutti i lettori che mi hanno letto e sostenuto e mi sostengono ogni giorno, e a quelle belle persone che si incontrano in questo lavoro.

 Questo è il reportage pubblicato questa settimana da Il Fatto Quotidiano.amatrice1-webamatrice2-webamatrice3-webamatrice4-webamatrice5-webamatrice6-webamatrice7-webamatrice8-webamatrice9-webamatrice10-webamatrice11-webamatrice12-webamatrice13-webamatrice14-webamatrice15-webamatrice16-webamatrice17-webamatrice18-webamatrice19-webamatrice20-webamatrice21-web

Lasagne

3-settembre-2016

Indignez-vous! – da Il Fatto Quotidiano – http://www.natangelo.it #istat #crescitazero #maparliamodisatiracheèmeglio #charliehebdo

In questi giorni si è parlato tanto di satira. Dopo le “discussioni” sulla mia vignetta pubblicata in prima pagina su Il Fatto Quotidiano (la morte che blablabla), arriva Charlie Hebdo con delle vignette sul terremoto. Qui io e Vincino chiacchieriamo con Lettera43.

ZonaRossa

E qui altri disegnatori italiani dicono la loro opinione

vignetta-charlie-hebdo-terremoto-opinioni-vignettisti-satirici-italiani

prayingforsatira

prayforsatira-web


#prayingforsatira
#vergogna #terremoto #prayingforitalyhttp://www.natangelo.it

Piccola spiegazione: ho disegnato questa tavola in risposta alle solite prevedibili polemiche su “satira e morti” che hanno infognato la rete dopo la mia vignetta pubblicata oggi in prima pagina su Il Fatto Quotidiano. (Questa) Dibattito comunque interessante, i cui toni vanno dalla morte augurata a me e ai miei familiari (accettabile) alle discussioni su quali siano i limiti della satira (questo proprio no).